PERFORMANCE Commission: Quite Now at VENICE BIENNALE 2018

Quite now world premiere 26th June (2018, 30’)

choreography Irina Baldini

performers Elisa Vassena, Takashi Iwaoka, Victor Fernandez Duran, Artemise Ploegaerts
visual and sound design Dierck Roosen

lighting consultant Charlie Sanne Mom

assistant Róża Zamołojko
co

production La Biennale di Venezia

support by providing rehearsal space 4bid Gallery – developing temporary cultures

The hothouse of creativity represented by each Biennale College, last year produced a result that will be seen in the second Biennale Danza directed by Marie Chouinard: 7 ways to begin without knowing where to start by Irina Baldini, a talent who describes herself as anti-methodical, changing with every new opportunity. Quite now is her new work commissioned for the 2018 Festival, and created on the basis of the immediacy of experience and every possible solution that the body can find, in thought and action.

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7 ways to begin without knowing where to start is about the possible ways of being present, about revisiting one’s habits and patterns (mental and physical) and choosing to change the detail, to stay true to the essence, yet change and give a chance to surprise and discovery of the unknown within the known.
7 ways is a practice, and its outcome is a piece that leaves no room for reproduction but for a constant re-creation each time it is rehearsed, performed, re-constructed. This work shows detail, poise, and occasionally loss of attention in the small things, becoming big, wilder, elegantly out of control.
This year a mix of the original cast and a new cast perform and provoke each other and the ‘bigger body’, on a fine line between presentation and live discovery, letting themselves be present and vulnerable to collateral effects and ready to step out when the situation asks for it.
The sound score, played live, is a stretched background noise, integrating voices that overlap, often preventing the words to be clear, or clearly female or male, suggesting fields of interest, perhaps a reading guideline, yet leaving room for interpretation.

Quite Now is a bit more visceral. The body responds to internal and external stimulation, is in touch with feelings not as a tool for manifestation but as it manifests itself in the frustration of thoughts and movements that cannot always find completion.
I want the public to ‘see’ the dancers as the intelligent people they are, personas capable of dealing with situations, taking decisions within a set context, able to have an overview of situations, freedom of action, awareness of the surrounding, yet being brave, with no solid ground to fall back on but trusting, daring, unavoidably following the sensation or the emotion triggered by the choreographic task.
In this piece the collaboration between choreographic, visual and sound meet in a non organic layering of events and mediums. Scenes are not complete, sentences are not full of sense, images are interrupted without an evident reason, maybe just by the loss of attention. It is in the end Quite Now, that choices are made, that consequences are faced, that feelings and sensations find a place and a form in movement as if there were no tomorrow.

ITA:
7 modi per iniziare senza sapere da dove cominciare riguardano i possibili modi di essere presenti, di rivisitare le proprie abitudini e schemi (mentali e fisici) e scegliere di cambiare i dettagli, di rimanere fedeli all’essenza, ma di cambiare e dare una possibilità di sorpresa e scoperta dell’ignoto nel conosciuto.
7 modi è una pratica, e il suo risultato è un pezzo che non lascia spazio per la riproduzione ma per una costante ri-creazione ogni volta che viene provata, eseguita, ricostruita. Questo lavoro mostra dettagli, equilibrio e occasionalmente perdita di attenzione nelle piccole cose, diventando grande, selvaggio, elegantemente fuori controllo.
Quest’anno un mix del cast originale e di un nuovo cast si esibiscono e si provocano l’un l’altro e il “corpo più grande”, in una linea sottile tra la presentazione e la scoperta dal vivo, rendendosi presenti e vulnerabili agli effetti collaterali e pronti a uscire quando il la situazione lo richiede
La colonna sonora, suonata dal vivo, è un rumore di fondo teso, che integra voci che si sovrappongono, spesso impedendo che le parole siano chiare o chiaramente femminili o maschili, suggerendo campi di interesse, forse una linea guida di lettura, lasciando tuttavia spazio all’interpretazione.

Abbastanza Ora è un po ‘più viscerale. Il corpo risponde alla stimolazione interna ed esterna, è in contatto con i sentimenti non come strumento di manifestazione ma come si manifesta nella frustrazione di pensieri e movimenti che non sempre trovano il completamento.
Voglio che il pubblico “veda” i ballerini come persone intelligenti, persone in grado di affrontare situazioni, prendere decisioni in un contesto prestabilito, in grado di avere una visione d’insieme delle situazioni, libertà di azione, consapevolezza dell’ambiente circostante, eppure essere coraggioso, senza un terreno solido su cui ricadere, ma fiducioso, audace, seguendo inevitabilmente la sensazione o l’emozione innescata dal compito coreografico.
In questo pezzo la collaborazione tra coreografico, visivo e sonoro si incontra in una stratificazione non organica di eventi e medium. Le scene non sono complete, le frasi non sono piene di senso, le immagini vengono interrotte senza una ragione evidente, forse solo per la perdita di attenzione. È alla fine Abbastanza Ora, che le scelte sono fatte, che le conseguenze sono affrontate, che i sentimenti e le sensazioni trovano un posto e una forma in movimento come se non ci fosse un domani.

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Quello che interessa Irina Baldini è il cambiamento, come la vita che fluisce: l’arte non è uno scopo, un risultato da raggiungere, ma una missione, è essere in movimento e non un punto fermo. Perciò non vuole che danza e coreografia siano imbrigliate in strutture precostituite. La danza per lei è un diario che si scrive giorno dopo giorno, un libro che ci parla a seconda del nostro bagaglio, del nostro vissuto. “Il corpo – scrive la coreografa – lo conosciamo attraverso modelli di movimento che si acquisiscono con il tempo e che ci fanno uomini e donne, parte di una comunità civilizzata; ma per me quest’ordine può essere modificato e sorprenderci. Il movimento è ispirato dal cambiamento, dalle circostanze, in lotta con la coerenza”. Così in 7 ways to begin without knowing where to start sei performer usano strumenti progettati per l’improvvisazione coreografica che li aiutano a concentrarsi sul movimento stesso più che sulla rappresentazione. 958Secondo appuntamento con la coreografo italo-finlandese Irina Baldini, dopo 7 ways to begin without knowing where to start, spettacolo della scorsa edizione di Biennale College Danza che l’ha rivelata al pubblico. “In Quite now i performer sono guidati dall’immediatezza della sensazione e dall’attenzione per il corpo mentre si produce nell’azione. Attingendo a molteplici fonti di informazione, sia esse intellettuali che fisiche, i danzatori cercano di affinare la loro abilità nel recepire provocazioni, desideri, delusioni, scegliendo tra la noia e l’abbandono a questi sentimenti. E’ attraverso il lavoro che i danzatori vanno alla ricerca di un fondamento, di un’origine… Che cosa apprendo dal mio corpo e da quello degli altri? Che cosa percepisco dai miei pensieri mentre cerco di eliminarli?” (Irina Baldini).